Collettore Recanati : Referenze

Il collettore Recanati è presente anche nei video aziendali di aziende come TecnoSupply.
Provate a vedere dove si trova.
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Il collettore Recanati è presente anche nei video aziendali di aziende come TecnoSupply.
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Matteo
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martedì, giugno 26, 2007
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Etichette: collettore, recanati
RECANATIservice è finalmente su TECHNORATI.
Cos'è Technorati?
Ecco la risposta da Wikipedia
Technorati è un motore di ricerca dedicato al mondo dei blog. Dal dicembre 2005
technorati indicizza più di 20 milioni di blog. Technorati è stato fondato da Dave
Sifry e la sede è presso San Francisco, California, USA.
Il termine technorati è una parola macedonia, cioè un termine nato dall'unione di
due parole: Technological literati (traducibile in italiano come intellettuali
tecnologici).
Clikka sul simbolino verde...verrai aggiornato ogni volta che Recanatiservice
pubblicherà un post.
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Matteo
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martedì, giugno 26, 2007
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Etichette: blog aziendali, recanatiservice
Posa interrata
Nei tratti interrati, le tubazioni di acciaio possono essere giuntate tramite saldatura di testa per fusione oppure mediante raccordi filettati, tenendo presente che le giunzioni filettate non devono essere obbligatoriamente collocate in pozzetti. Le tubazioni di rame, nei tratti interrati, devono invece essere collegate esclusivamente tramite appositi raccordi con giunzione capillare con brasatura.
APPARECCHI A GAS
Modalità di ubicazione<
Apparecchi di tipo A
In tutti i casi in cui si fa riferimento alla portata termica, la norma precisa che essa deve essere intesa come portata termica nominale, che è il valore dichiarato dal costruttore.
Apparecchi di tipo B
Apparecchi di tipo C
Dispositivi di sicurezza
Collegamento degli apparecchi
MESSA IN SERVIZIO Messa in servizio dell’impianto
Messa in servizio degli apparecchi
Verifica di efficienza del sistema fumario
VENTILAZIONE DEI LOCALI
EVACUAZIONE FORZATA DELL’ARIA VIZIATA
SISTEMI DI EVACUAZIONE DEI PRODOTTI DI COMBUSTIONE
Quote di sbocco a tetto
Posizionamento dei terminali a parete
Appendice A
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Matteo
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martedì, giugno 26, 2007
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Etichette: gas, giunti di transizione, normativa, transition fittings
Nel mese di Dicembre 2001, l’UNI ha pubblicato la terza edizione della norma UNI 7129: Impianti a gas per uso domestico alimentati da rete di distribuzione - Progettazione, installazione e manutenzione.
Quest’ultima edizione non costituisce una completa revisione della normativa precedente, come da tempo ci si aspettava, ma più semplicemente è un coordinamento dei documenti normativi esistenti ed un loro aggiornamento.
La norma UNI 7129/01 infatti incorpora la precedente UNI 7129 del 1992 ed i relativi fogli di aggiornamento A1 del 1995 e A2 del 1997, introduce delle novità sui criteri di esecuzione dell'impianto e soprattutto sulle caratteristiche qualitative dei materiali e dei prodotti da impiegare.
Detti aggiornamenti si sono resi necessari per allinearci alla normativa europea nel frattempo promulgata e che, in un primo tempo, si pensava dovessero essere pubblicati a parte, in un terzo foglio di aggiornamento.
Comunque, la pubblicazione di un testo coordinato ha certamente contribuito a migliorare la chiarezza espositiva e ad agevolare la comprensione del documento normativo nel suo insieme. La nuova norma UNI 7129/01 contiene le prescrizioni per la progettazione, installazione, messa in servizio e manutenzione degli impianti ad uso domestico o similare alimentati da gas combustibile distribuito tramite rete pubblica. Si applica alle nuove installazioni ed al rifacimento anche parziale degli impianti interni (a valle del contatore), all’installazione degli apparecchi utilizzatori di portata termica nominale singola non superiore a 35 kW, ai sistemi di ventilazione dei locali d’installazione degli apparecchi ed ai sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione. E’ bene precisare che la norma UNI 7129 del dicembre 2001 non è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in quanto non è stata ancora approvata tramite apposito decreto ministeriale, come previsto dall’art. 3 della L.1083/71.
Ad oggi dunque, solo la norma UNI 7129 del 1992 e i suoi due fogli di aggiornamento FA1 e FA2, sono da considerare presunzione legale della regola dell’arte ai sensi dell’art. 3 della L.1083/71 in quanto recepiti attraverso appositi decreti ministeriali. E’ a loro che ci si deve riferire per l’eventuale applicazione delle sanzioni penali previste dalla L.1083/71, per i trasgressori.
Al momento, dunque la UNI 7129/01 è solo una norma di buona tecnica ai sensi dell’art. 5 c.3 del DPR 447/91, regolamento di attuazione della L.46/90 il quale, ricordiamo, prevede unicamente sanzioni amministrative. In ogni caso la UNI 7129/01 è la norma che l’installatore abilitato ai sensi della L.46/90 deve rispettare per la realizzazione a regola d’arte degli impianti a gas ed è il corretto riferimento da riportare nella dichiarazione di conformità dell’impianto che deve rilasciare al termine dei lavori.
Nel panorama normativo europeo non esiste attualmente una norma di sistema che affronti in modo organico e globale la valutazione dei rischi connessi con gli impianti a gas ad uso domestico e similare. La norma UNI EN 1775, che riguarda gli impianti a gas negli edifici, tratta solo gli aspetti connessi con l’installazione delle tubazioni dell’impianto interno e si limita, in linea con le strategie comunitarie, a rivestire un ruolo di riferimento, di individuazione dei principi generali comuni, atti ad orientare la regolamentazione dei singoli Paesi, senza però incidere sulle realtà normative già esistenti.
In Italia dunque la norma europea UNI EN 1775 non sostituisce, ma piuttosto integra la norma UNI 7129. Quest’ultima sviluppa in modo globale e dettagliato il problema della valutazione dei rischi connessi con l’utilizzo degli impianti a gas per uso domestico e similare e rappresenta il riferimento normativo per la realizzazione a regola d’arte di tali impianti, secondo quanto prescritto dalla vigente legislazione nazionale di sicurezza:
la Legge 6 dicembre 1971, n°1083: “Norme per la sicurezza dell'impiego del gas combustibile” e la Legge 5 marzo 1990, n° 46 “Norme per la sicurezza degli impianti”.
Le novità
Campo di applicazione
Riferimenti normativi
Termini e definizioni
Tubi, collegamenti ed accessori
Tubi di rame
Per il corpo dei rubinetti da installare sulle tubazioni di rame, sia a vista sia in pozzetti o scatole ispezionabili non a tenuta, oltre che l’ottone, il bronzo e l’acciaio, è ora ammesso anche l’impiego della ghisa sferoidale.
Tubi di polietilene
Rubinetti gas
Posa delle tubazioni
Attraversamenti di strutture e di locali
I materiali impiegati per la sigillatura (quando richiesto) dell'intercapedine fra il tubo guaina e la condotta del gas devono essere di tipo non indurente. Sono considerati idonei l’asfalto ed il cemento plastico. In tutti i casi di attraversamento entro un tubo guaina, la tubazione del gas non può essere di polietilene.
Divieti d’installazione
Rubinetto d’intercettazione generale
Posa in vista
Posa sotto traccia
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martedì, giugno 26, 2007
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Etichette: gas, giunti di transizione, normativa
La foto illustra il nuovo packaging dei nostri prodotti "ADATTATORI PER MANICOTTI ELETTRICI/raccordi elettrosaldabili"[Maschio e Femmina] che sono i nuovi nati della famiglia raccordi di transizione.
I nostri adattatori permettono il passaggio da un raccordo filettato in ottone al polietilene tramite manicotto elettrico. Si inseriscono al loro interno come se fossero un terminale in polietilene e successivamente si effettua l'elettrosaldatura.
Per quanto riguarda le regole per una corretta elettrosaldatura fate riferimento alla
UNI EN 12201 (acqua) e UNI EN 15555 (gas) o a questo post
La scheda tecnica che potete osservare sotto vi dà tutte le informazioni di carattere tecnico.

Per maggiori informazioni clikka qui.
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martedì, giugno 26, 2007
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Etichette: elettrosaldatura, giunti di transizione, transition fittings

ASE 180
RASCHIATUBI MECCANICO PER TUBI DI PE, PE-X, PP E PP-R
Gamma operativa: da be 75 mm a De 180 mm
Innovativo raschiatubi meccanico indispensabile per l' asportazione dello strato superficiale esterno di tubi e raccordi impiegati per la saldatura per elettrofusione. La particolare costruzione robusta e compatta non necessita dell'impiego di adattatori per i vari diametri di lavoro o di altri accessori aggiuntivi: con il semplice utilizzo della manopola di bloccaggio si ottiene una stabile ed affidabile presa dell' ASE 180 in otto punti all'interno della parete del tubo da lavorare. La speciale lama impiegata offre all'utilizzatore la disponibilità di due taglienti: in caso di necessità basta infatti svitare la lama, ruotarla e riposizionarla per poter riprendere immediatamente il lavoro.
La costante profondità di intervento garantisce una omogenea asportazione di materiale superficiale rispettando quanto previsto dalla norma italiana UNI 10521.
L'ASE 180, il cui peso è di 2,l kg, viene fornito in una pratica valigetta di materiale plastico nella quale trova posto anche la chiave per la lama.
A richiesta è disponibile il kit lame di ricambio, composto da:
nr. 3 lame con doppio tagliente
nr. 1 vite in acciaio inox
nr. 1 chiave di servizio
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mercoledì, giugno 20, 2007
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Etichette: elettrosaldatura, nuovi prodotti, raschiatubi
Ecco cosa scrive il libro bianco della comunità europea sulle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI in relazione all' energia geotermica.
"II.7 Energia geotermica e pompe di calore
L’energia geotermica rappresenta soltanto una parte ridotta di tutta la produzione di energia rinnovabile nell’Unione europea. Anche se è già possibile produrre energia da vapore secco ad alta temperatura, i correlati rischi di sfruttamento scoraggiano ancora gli investimenti. L’impiego di calore geotermico sta quindi aumentando lentamente. L’impiego di pompe di calore per valorizzare il calore del suolo a più bassa temperatura comincia però a diffondersi.
Attualmente la capacità di potenza geotermica installata nell’Unione europea è di 500 MW.
Gradualmente si stanno diffondendo unità elettriche in Francia (soprattutto nei dipartimenti 40 d’oltremare), Italia e Portogallo (Azzorre). Un raddoppio dell’attuale capacità installata è considerato un contributo fattibile alla crescita delle FER nel 2010.
La maggior parte del calore geotermico a bassa temperatura è utilizzato in applicazioni edilizie.
L’attuale capacità di 750 MWth è concentrata in Francia e in Italia. Essa potrebbe essere più che triplicata nel 2010 e fornire 2,5 GWth.
Le pompe di calore finora installate impiegano per l’alimentazione soprattutto elettricità o combustibile. Una nuova generazione utilizza scambiatori termici installati a circa 100 metri sotto terra che sfruttano l’accumulo naturale di energia solare e un certo calore intrinseco nella terra stessa a tale profondità. Nel 1995 sono state installate complessivamente nell’Unione europea 60 000 pompe di calore geotermiche, la maggior parte delle quali in Svezia, corrispondenti all’8% della capacità per tutti i tipi. Nell’ipotesi che questa capacità installata totale sia triplicata entro il 2010 nell’UE 15 e che la quota di mercato delle pompe di calore geotermiche raddoppi e raggiunga il 15%, si potrebbe avere nel 2010 una capacità totale di 2,5 GWth."
Il documento integrale si trova su questo link (pdf):
http://www.europa.eu/documents/comm/white_papers/pdf/com97_599_it.pdf
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lunedì, giugno 18, 2007
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Etichette: collettore, energia rinnovabile, geotermia

L’energia geotermica sfrutta il calore naturale del sottosuolo terrrestre, presente dovunque.
Attraverso la perforazione di un campo di sonde geotermiche lunghe dagli 80 metri fino ai 200 metri, si è in grado di captare quest’energia e di trasportarla in superficie, dove verrà “lavorata” da una pompa di calore geotermica che la invierà direttamente al circuito idraulico di emissione.
Il concetto su cui si basa il progetto, è la considerazione che il serbatoio geotermico è in continua autoalimentazione, rigenerandosi autonomamente e senza soluzione di continuità.
Questo fa capire come l’impianto geotermico sia completamente indipendente da condizioni climatiche del luogo dove si installa; proprio perché a profondità di circa 100 metri, le temperature del sottosuolo non vengono influenzate dal decorso stagionale o dall’andamento giorno-notte.
Riveste quindi grande importanza la fase di progettazione dell’impianto stesso, proprio perché si deve fare in modo che la quantità di energia estratta dal sottosuolo per riscaldare l’abitazione non sia superiore a quella che va a rigenerare il serbatoio geotermico. Le applicazioni degli impianti geotermici possono coprire qualsiasi fabbisogno e possono essere applicate qualsiasi edificio, dalla villetta monofamigliare, al complesso industriale, passando per esigenze particolari quali: piscine, serre, palestre, scuole ecc.
L’energia geotermica applicata ai sistemi di riscaldamento e raffrescamento, nasce in Paesi come Svizzera, Svezia e Nuova Zelanda da precise intuizioni di tecnici e specialisti. Parallelamente, la difficoltà di reperimento di energie convenzionali ha fornito, in seguito, l’impulso determinante per lo sviluppo della parte tecnologica. Sviluppo che ha portato, in breve tempo, le pompe di calore a livelli di rendimento particolarmente elevati.
L’ultima frontiera esplorata è l’inversione dell’impianto geotermico al fine di provvedere al raffrescamento degli ambienti.
Questo ha portato ad un ulteriore affinamento della tecnologia, proponendo essenzialmente due soluzioni differenti.
La prima, chiamata “active cooling”, si basa sul concetto dell’inversione del circuito idraulico di modo che la pompa di calore possa mandare, sul circuito di casa, basse temperature e, viceversa, disperdere nelle sonde geotermiche una buona parte delle calorie estratte dall’abitazione.
La seconda permette addirittura di by-passare la pompa di calore. Con un circuito idraulico separato infatti, si disperde direttamente nel terreno l’energia termica estratta dall’ambiente da raffrescare.
Questa applicazione e detta “natural cooling” e consente di arrivare an uno step intermedio di raffrescamento ottenendo il cosiddetto comfort abitativo (o effetto cantina).
Detto metodo viene quasi sempre affiancato da una buona deumidificazione dei locali, in modo tale che, anche con impianti a irradiamento a pavimento, si possano ottenere performances buone e senza incorrere in problemi causati dall’effetto condensa.
Possedere un impianto geotermico significa, a grandi linee, poter contare su un sistema che garantisce tre grandi vantaggi: rispetto dell’ambiente, sicurezza ed economicità.
Il primo vantaggio consiste nel non produrre assolutamente alcuna emissione nell’atmosfera, anche considerando infatti che tutta l’energia che usiamo per far funzionare la pompa di calore sia di produzione termoeletttrica; possiamo contare su un rendimento dell’impianto di circa 4 quindi ampiamente superiore al limite di produzione delle centrali a combustibile fossile valutato attorno a 3.
Il vantaggio legato alla sicurezza è chiaramente dovuto alla mancanza assoluta di fiamma libera all’interno delle abitazioni ed alla non emissività di gas incombusti spesso fonti di incidenti più o meno seri nell’ambito domestico.
Il terzo vantaggio che analizziamo è il risparmio economico. Quello sicuramente più monetizzabile e più visibile.
Una abitazione da circa 20 Kw di fabbisogno che necessita di 1800 ore di funzionamento all’anno ottiene un fabbisogno energetico di circa 40000 Kwh/anno (compresa acqua calda sanitaria), con una spesa in gasolio di circa 4500,00 €/anno, tenendo presente il potere calorico teorico del combustibile ed il rendimento medio annuo. Lo stesso fabbisogno energetico con l’impianto geotermico, ponendo il rendimento medio pari a 4, necessita di un’energia elettrica di circa 10000 Kwh, che equivale a circa 1400 €/anno. Da tutto questo si deduce che l’impianto ad energia geotermica costa, in esercizio, circa 1/3 di un impianto tradizionale.
L’impianto ad energia geotermica si fonda su tre sezioni distinte fra loro quali: progettazione e dimensionamento, esecuzione della sezione produzione di energia (campo di sonde geotermiche) e infine installazione della parte tecnologica (pompa di calore ed accessoristica idraulica).
La certezza che si ricava da una profonda analisi di mercati ormai consolidati quali quello Svizzero e Svedese (ma si potrebbe aggiungere anche Germania ed Austria dove ormai ci si aggira attorno al 25% di applicazioni su nuove costruzioni) è che l’esplosione della richiesta, coincide con l’affermarsi di strutture adeguate alla fornitura dell’impianto completo di tutte le tre sezioni succitate.
Ormai quindi richiedere e applicare un impianto ad energia geotermica deve fondarsi su queste considerazioni, in quanto regala ai fruitori di questa tecnologia grande fiducia nel sistema.
Anche in Italia ci si sta adeguando a questa evoluzione, il committente sta cominciando a riporre la stessa fiducia nel propositore che si prende in carico tutto l’impianto, comprendendone le notevoli conoscenze specialistiche.
Da un lustro a questa parte, notevole incremento si è ottenuto dopo l’ingresso prepotente sul mercato di prodotti tecnologici altamente sofisticati e di elevate performances quali: le pompe di calore a doppio compressore e le pompe di calore ad alta temperatura di emissione.
Le prime vengono altresì chiamate pompe “bistadio” e permettono di ottimizzare il coefficiente di rendimento durante le richieste del fabbisogno di potenza termica di base la quale, notoriamente, è la potenza che viene ad essere utilizzata durante la maggior parte del tempo di riscaldamento.
Gli effetti dell’applicazione di questa tecnologia sono ulteriore risparmio in termini di esercizio e una durata ultraventennale della pompa di calore.
La tecnologia che permette le emissioni di fluido ad alta temperatura invece, consente finalmente di applicare l’energia geotermica anche alle ristrutturazioni di edifici; senza andare ad intaccare gli impianti di emissione e programmando temperature di mandata anche di 65°.
Il decorso tecnologico che si basa su queste innovazioni ha portato i Paesi leader del settore ad applicare questa tecnologia su circa il 50% delle nuove abitazioni; con margini di crescita esponenziali anche nel campo delle ristrutturazioni.
La proposizione sul mercato di un progetto tecnologico di tali dimensioni e potenzialità sta cominciando a destare anche in Italia l’interesse che merita. Le sedi istituzionali stanno cercando sempre più di guardare al progetto geotermico come ad una soluzione tesa alla risoluzione di numerosi problemi legati all’energia derivante da combustibili fossili.
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Matteo
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lunedì, giugno 11, 2007
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Un impianto che funziona ad energia geotermica è composto da:
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venerdì, giugno 08, 2007
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Il collettore Recanati è un ottimo accessorio per tutti gli installatori di impianti geotermici , infatti nella posa delle tubazioni interrate, il collettore permette in maniera facile ed economica di connettere tutte le diramazioni che dipartono dalla pompa di calore.
Nel video in lingua inglese viene illustrato il funzionamento e i vari metodi di posa di un impianto geotermico.
Per vostra informazione , un impianto geotermico riuscirebbe ad abbattere le spese di riscaldamento fino ad un 70%
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venerdì, giugno 01, 2007
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